“ESPERIENZE DI PRE-MORTE” QUEL PARADISO PUO’ ATTENDERE

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Un tunnel lungo e buio che termina in una luce intensa, abbagliante; una sensazione profonda di estasi, benessere e pace, l’incontro inaspettato, la visione con persone scomparse per sempre. E poi la scena madre, quella di angeli avvolti da un bianco candore, accompagnati dalle note di una musica che appare soave. Il tutto ha una breve durata, quanto basta però da lasciare sconvolti per sempre. Stiamo parlando della “esperienza di pre-morte”, quella condizione unica, stupefacente che alcuni vivono quando rimangono sospesi tra la vita e la morte.

I nostri neuroni, il cervello, quando si trovano in condizioni estreme, sfavorevoli, come quella che può scaturire da uno stato di coma, entrano in una fase di sofferenza momentanea, transitoria, sufficiente però, a volte, a generare percezioni e allucinazioni complesse che vengono poi ricordate al risveglio in modo nitido e chiaro. Noi, un po’ per indole o per convenienza, di fronte a certi fenomeni ci appassioniamo, innamoriamo facilmente perché alimentano i nostri desideri, le nostre speranze, nonostante non abbiano nulla di soprannaturale, divino ma riconducibili semplicemente solo alla sofferenza del nostro cervello.

Si sa, il repertorio del Cristianesimo ha in sé delle punte di vera eccellenza a cui a volte risulta molto difficile resistere: immortalità dell’anima, certezza del trascendente e ricongiungimento con i defunti, i propri cari. Il dubbio e il nostro problema non certo risolti con l’idea di morire e la sua accettazione contribuisce non poco a creare suggestioni, leggende difficili poi da sradicare, che sottendono una forte ambizione, quella di mirare all’immortalità della nostra persona e di quelle che amiamo di più, o comunque a svelare buona parte di quel “mistero del dopo”, nello struggente passaggio tra la vita e la morte.

E qui la logica e la ragione non ci sostengono, ci aiutano poco, perché in fondo l’idea del trapasso, quel drammatico confine tra l’aldilà e l’aldiquà, rimane avvolta da un vortice di emozioni, in quel territorio di mezzo dove le persone si trovano nelle condizioni più tragiche così da tentare, quasi come degli imbucati per caso,  una sortita, un “viaggio” brevissimo di andata e ritorno, giusto il tempo per vedere che aria tira lassù, cosa c’è davvero e poi magari, sulla strada del ritorno, spifferare tutto a gran voce visto che è un privilegio per pochi.

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